Un grande cantautore italiano, forse il più grande, scriveva versi indimenticabili: “Ricordi sbocciavano le viole/Con le nostre parole/Non ci lasceremo mai/Mai e poi mai/Vorrei dirti, ora, le stesse cose/Ma come fan presto, amore/Ad appassire le rose/Così per noi”, ricordando un amore perduto. È così, quando sbocciano le viole l’ultima cosa che pensi è che un giorno appassiranno le rose. È così, quando ami non riesci a confrontarti con la contabilità delle relazioni. È ancora così, e non serve scomodare Proust: a volte il ricordo di un sentimento è più dirompente del sentimento stesso, o degli scampoli che ne restano, le memorie che si fissano ostinate su quello di bello che c’era, rimuovendo selettivamente le incomprensioni, i lunghi silenzi, i vuoti, le discussioni, le origini di quell’allontanamento che ha reso gli…
