Esattamente come per Iside, prototipo di moglie e madre, il ruolo principale delle donne nell’antico Egitto era generare prole. Sposate fin dalla prima mestruazione, di solito nel corso della vita partorivano dai quattro agli otto figli, a cui si aggiungevano altrettanti aborti spontanei. Per ottenere il concepimento, le aspiranti madri invocavano il favore divino con amuleti, soprattutto del nano Bes. Recitavano incantesimi protettivi e presentavano stele votive, specialmente ad Hathor, che personificava la femminilità, l’amore e la sessualità; a Mut, “la madre”; all’ippopotamo Taweret, i cui seni e il ventre gonfio rievocano una gravidanza, e perfino all’architetto divinizzato Imhotep, “colui che dà un figlio a chi non ne ha”.
Esisteva un curioso metodo, attestato nel papiro Carlsberg del Nuovo regno, per scoprire se la giovane era incinta e conoscere il…